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La storia di Beatrice - Adescamento

Raccontare la mia storia non è facile....

E’ stata la mia psicologa che mi ha incoraggiata a scrivere e, di questo, gliene sono grata perché la mia testimonianza ha permesso di aiutare tutte le persone che hanno avuto un’esperienza analoga alla mia.

Abito a Firenze insieme alla mia adorata famiglia e al mio inseparabile cane Argo. Frequento l'ultimo anno del liceo scientifico e, da qualche mese, vado assiduamente in piscina, dove ho avuto modo di conoscere Serena e Camilla, che ora sono diventate le mie migliori amiche.

Fino all'anno scorso, non avevo vere amiche. L’unica che frequentavo era la compagna di banco, Elena, che però era piuttosto distaccata e formale nei miei confronti ed io finivo sempre con il litigarci perché non amava uscire il fine settimana.

In quel periodo mi sentivo brutta, sola e sempre triste. Il ragazzo di cui ero innamorata, Maurizio, si era appena messo insieme ad una ragazza dell’ultimo anno. Mi sentivo distante da tutti e da tutto. Ricordo che cominciai a chiudermi in casa senza avere più rapporti sociali con nessuno.

Un sabato pomeriggio, venne a casa mia la figlia della vicina, Paola, di due anni più piccola di me. Aveva dei problemi con un esercizio di matematica e aveva chiesto il mio aiuto. Così l’aiutai nei suoi compiti e poi restammo a parlare un po’. Mi raccontò molte cose e, alla fine, mi disse che lei era un’accanita frequentatrice delle chat.

Lì conosci molte persone”- disse con il suo viso sbarazzino. “E diventi amica di tutti! io ormai conosco più amiche in chat che nella vita!” Il giorno dopo, presa da curiosità per quel che mi aveva detto Paola, entrai in internet e mi registrai sulla chat che lei mi aveva nominato la sera prima.

Sentivo il bisogno irrefrenabile di conoscere gente.

All’inizio ero intimidita, non sapevo cosa scrivere. Poi mi venne naturale comunicare e conobbi una certa Ilenia79. Mentre stavo chattando con lei si inserì nella nostra conversazione un certo “Alex”. Sembrava simpatico e lo invitai ad unirsi a parlare con noi. Alex però rivolgeva domande solo a me. Ilenia79, spazientita, lasciò la conversazione e così noi proseguimmo da soli. In poco tempo conobbi meglio Alex. Mi disse che era di Genova, che era nato il 12 aprile e che aveva 18 anni.

Venni a sapere che frequentava il liceo artistico, adorava disegnare fumetti, e che in quei giorni, era costretto a restare a casa perché si era rotto un braccio giocando a pallone. Mi piaceva parlare con lui.

A poco a poco le nostre conversazioni divennero sempre più intense.

Ogni sera non vedevo l’ora di connettermi alla rete e parlare con lui. Mi faceva sentire importante e mi diceva cose speciali. Giorno dopo giorno, il nostro legame si faceva sempre più stretto e, spesso, intimo. Una sera, durante una delle tante conversazioni, mi chiese se avevo una webcam. Aveva desiderio di vedermi. Non gli bastavano più le mie descrizioni o le mie tante foto che gli avevo inviato nel giro di un mese. Anch’io sentivo il desiderio di vederlo perchè dalle foto inviatemi era veramente bello. Così decisi di farmi regalare una webcam da mio padre, il giorno del mio compleanno.

Ero entusiasta, al settimo cielo. Ci potevamo vedere finalmente!

Installai la webcam ma Alex mi disse che purtroppo la sua si era rotta in quei giorni. Ero tristissima. Non era giusto! Litigammo per questo, ma, alla fine, ci riappacificammo quando lui, prima di chiudere la conversazione, confessò che mi amava. La notte, dentro il letto, non riuscii a prender sonno, tanto era la felicità che provavo. Volevo assolutamente conoscerlo, vederlo e stare con lui per sempre. La nostra storia virtuale andò avanti a lungo.

Ormai per me era un’ossessione.

Alex continuava a dirmi che la webcam non riusciva ad aggiustarla, ed io, intanto, le mostravo tutto di me. Un pomeriggio, mentre ero sola in casa, lui mi chiese di spogliarmi perché potesse vedermi nuda. Non ci pensai due volte; ormai era il mio ragazzo e mi fidavo di lui. Così lo feci e lui mi ricoprì di complimenti che mi riempirono il cuore di gioia. Sapeva parlar bene, farmi sentire importante, unica.

Un giorno di fine novembre venni a sapere che a Genova il mio cantante preferito avrebbe fatto il concerto. Tramite internet riuscii ad acquistare, con i miei risparmi, due biglietti per il concerto. Ad Alex non dissi nulla, doveva essere una sorpresa.

Lì ci saremmo incontrati......

E’ passato un anno e mezzo ormai da quella vicenda ed oggi posso dire grazie solo alla Polizia che, la mattina della partenza per Genova, venne a casa mia. La Poliziotta, una donna bionda dall’accento meridionale, mi disse: “Sappiamo che frequenti la chat… ti stai sentendo con qualcuno in particolare?”  "Si"- risposi io con un filo di voce e spaventata. Vedevo mia madre e mio padre guardarmi con occhi smarriti.

Cara Beatrice- continuò la poliziotta parlandomi con tono materno- crediamo che questa persona con cui tu chatti non sia quella che dice di essere.” Cominciai a tremare. Gridai che non era vero, che mi stavano mentendo e che volevano allontanarmi dal mio Alex. Mia madre cercò di calmarmi e solo quando arrivai in questura realizzai tutto. Mi mostrarono la foto vera di Alex. Non era un ragazzo di diciotto anni, ma un uomo di 67. Quella foto che mi passò davanti agli occhi mi fece ribrezzo. Quell’immagine mi perseguita ancora.

E’ l’incubo della mia vita. Il processo nei confronti di Alessandro (il vero nome dell’adescatore) non è ancora terminato.

Se fossi andata a Genova quel giorno, oggi, forse, non avrei mai raccontato questa storia.