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La storia di Antonio - Pedopornografia

Quel martedì mattina di fine giugno del 2002 non potrò più dimenticarlo. Avevo 17 anni, compiuti da un mese.

Erano le 7:30 ed io ero ancora nel letto a dormire.

La scuola era finita da alcune settimane e ormai attendevo con ansia la partenza verso la Sardegna che sarebbe stata il sabato successivo. Suonarono al citofono. Il suono mi destò di colpo; ebbi il tempo di voltarmi distrattamente a guardare la radiosveglia. Mi domandai chi potesse essere a quell’ora! Forse Maria- pensai- la vicina di casa. Misi a posto il cuscino e cercai di riaddormentarmi.

Dopo qualche istante entrò mia madre nella stanza. La porta si aprì lentamente e la vidi avanzare verso il mio letto. “Antonio svegliati ti prego”- disse con voce rotta. Era agitata e sembrava sul punto di piangere. Mi alzai di scatto e rimasi seduto sul letto. Il suo volto era di ghiaccio. “Scendi immediatamente di sotto”- proseguì non riuscendo più a trattenere le lacrime. Ero perplesso; non capivo cosa stesse succedendo. Non parlai; ero confuso e ancora assonnato. La seguii in silenzio mentre scendevamo le scale.

Arrivato nel salone trovai mio padre in piedi vicino al divano, e, accanto a lui, due uomini della Polizia Postale. Mio padre si avvicinò e mi mise una mano sulla spalla.

Era serio in viso.

Uno dei due uomini della Polizia, quello più anziano, si portò di fronte a me e spiegò cosa erano venuti a fare in casa. “Ciao Antonio- disse con voce pacata- abbiamo appena spiegato ai tuoi genitori il motivo per cui siamo qui. Attraverso un’accurata indagine, abbiamo scoperto che diffondi materiale pedopornografico. Dobbiamo perquisire tutta la casa.

A quelle parole sentii il sangue gelarsi nelle vene. Il cuore aveva smesso di battere.

Cercai comunque di apparire tranquillo, almeno per non allarmare i miei genitori. In quelle due lunghe ore di perquisizione provai tante sensazioni, prime fra tutte sgomento e incredulità. Alla fine vidi portar via dalla mia stanza il computer e tutti i supporti informatici. Rimasi a guardare attonito quel che accadeva sotto i miei occhi; sembrava di vivere in un film.

Ero sconvolto; l’incubo era appena iniziato.....

Per tutto il giorno vissi un inferno. Restai nella mia camera a piangere da solo cercando di capire perché. I miei genitori, attoniti e spaventati, avevano provato a starmi vicino ma era servito a ben poco.

Quando il poliziotto mi spiegò ogni cosa, il mondo mi era crollato addosso. Sentivo di non appartenervi più.

L’accusa era datata marzo 2001, quando avevo 16 anni ed ero alle prime armi con Internet.

In quel periodo, dopo Napster, dilagava la comparsa di nuovi programmi Peer to Peer che permettevano lo scambio di file. Scaricavo musica, film con WinMX e, spesso, come tutti i ragazzi della mia età, mi divertivo a scaricare video pornografici che poi vedevo insieme agli amici la domenica pomeriggio, quando i miei andavano fuori.

Ho sempre pensato che quei video fossero legali ed invece non era affatto così….

Quello che mi venne spiegato fu che nel momento in cui, con la mia ingenuità, andavo a ricercare parole come “sex” o “amateur", mi imbattevo in materiale illegale che è stato poi la mia rovina. Il mio più grande errore era stato che,quando trovavo materiale interessante, lasciavo il PC acceso per scaricare tutti i file, senza curarmi di cosa avessi realmente scaricato. Uscivo, facevo un giro con i miei amici e la sera, tornato a casa, vedevo il risultato. Il PC era piuttosto vecchio e l’hard disk poco capiente, così, per evitare di appesantirlo, non appena terminavo le sessioni di download, provvedevo ad inserire tutto su cdrom.

Creai 4 cdrom in cui c' erano film, giochi, musica e video porno.

Tutto questo mi costò caro e mi portò all’accusa.

I giorni successivi mio padre cercò, in tutti i modi, di trovare dei soldi per pagare un buon avvocato. In quel periodo era solo lui a lavorare, mentre mia madre stava a casa, perché la fabbrica di scarpe in cui lavorava aveva chiuso. Mi sentivo inutile e mi vergognavo di quel che stava accadendo. Nel mio piccolo paese in provincia di Perugia, tutti mi guardavano con sospetto e non si faceva altro che parlare di me. Solo mia madre e mio padre, nonostante tutto, mi sono sempre rimasti vicino. Devo dire grazie a loro se sono riuscito a superare il momento più difficile e più brutto della mia vita.

Piano piano, col tempo, ho cercato di andare avanti.

Ho ricominciato a frequentare alcuni dei miei tanti amici, gli unici che nel momento del bisogno mi sono rimasti vicini, e ho ripreso ad andare a scuola. Dopo l’accusa, l’avevo abbandonata.

Oggi ho ventidue anni, sono iscritto alla Facoltà di Ingegneria informatica a Perugia. Mi sento un’altra persona e da questa storia ho imparato tanto. Alcune volte, però, quando a casa sento suonare alla porta, il cuore mi batte all’impazzata e mi rivengono in mente quei momenti pieni di angoscia e paura. Eppure, quando in televisione sento notizie di persone arrestate per pedopornografia, sono felice perché è giusto che paghino.

Io ho pagato.