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La storia di Roberta - Software indesiderato

 

Mi chiamo Roberta e ho 27 anni.

Vivo a Milano da tre anni, da quando mi sono trasferita per aver trovato lavoro in un’agenzia pubblicitaria. Sono originaria della Puglia e spesso sento il desiderio di tornare lì per rivedere la mia famiglia e i miei amici.

La mia vita qui a Milano scorre in modo frenetico tra i numerosi impegni di lavoro e le serate piacevoli fra i colleghi. Mi piace molto il lavoro che svolgo perché è stimolante e sempre pieno di novità.

La mia giornata tipo è quella di creare brochure per le ditte pubblicitarie nostre clienti. Passo dalle 8 alle 10 ore davanti al computer per poter riuscire a realizzare qualcosa di innovativo e interessante. Sono brava al computer e molti colleghi, chiedono il mio aiuto per risolvere i loro problemi “informatici”.

Spesso li rimprovero, soprattutto quando li trovo a navigare su internet alle prese con acquisti on line o a scaricare film e musica. Loro non mi sopportano quando li riprendo perché dicono che devo diventare più flessibile e smetterla di avere timore di tutto. In verità non mi è mai piaciuto utilizzare la rete per fare acquisti o altro perché temo di esporre troppo i dati personali e ho paura che le mie informazioni possano essere memorizzate ed usate per creare un profilo sui miei interessi e gusti. In ufficio utilizzo internet solamente per scopi lavorativi e per inviare e-mail agli amici più stretti della Puglia che non riesco mai a vedere.

Eppure, nonostante ciò, due mesi fa mi è capitato qualcosa che ha dell’incredibile e  che tuttora non riesco a spiegarmi..........

Una mattina, arrivata in ufficio, ero venuta a conoscenza da parte del mio capo area di una nuova vulnerabilità del browser  Internet Explorer. Era piuttosto allarmato tanto che quello stesso giorno era stato contattato un tecnico informatico che avrebbe distribuito nell’agenzia un patch di emergenza su tutti i computer.

La sera, tornata a casa, mi venne l’idea di proteggere anche il mio notebook personale, così ho iniziato a cercare su Internet maggiori informazioni sulla vulnerabilità. Tramite un motore di ricerca ho trovato un sito Web che offriva non solo informazioni sulla vulnerabilità ma anche l’opzione di scaricare un patch ed installarlo automaticamente.

Ho letto attentamente tutte le informazioni ma non ho scelto di accettare il download in quanto non conoscevo la provenienza delle fonti. Decisi allora di indirizzarmi sul sito web della Microsoft per ottenere il patch. Tutto sembrava essere andato bene;

in realtà non è stato così.......

 Quella stessa sera incontrai i miei amici per un dopocena ad un pub del centro. Tornata a casa, prima di andare a dormire, decisi di inviare due mail alle mie amiche più care e poi, effettuai alcune transazioni bancarie on line.

La mattina dopo arrivai in ufficio in tarda mattinata e, quando entrai nella mia stanza, Alessandra, la mia collega, mi informò che mi avevano cercato dalla banca.

Era il direttore - mi ha detto Alessandra - e vuole che richiami la banca al più presto”. Rimasi per un momento sconcertata; non riuscivo a spiegarmi il motivo per cui la banca potesse contattarmi. Non ricordavo di aver fatto movimenti strani in quegli ultimi tempi. Presi comunque il telefono e chiamai subito. Mi dissero che era il caso che andassi personalmente. Preoccupata e piuttosto agitata lasciai l’ufficio e, per arrivare prima possibile, decisi di prendere un taxi. Arrivata in banca mi ricevette il direttore. “Lei è a conoscenza del fatto che sul suo conto non ha più nulla?

Ho creduto di svenire all’istante..

Ho detto che sicuramente si trattava di un errore, che non potevo essere io. Ho chiesto pure di controllare personalmente. Il direttore mi ha spiegato che in quella mattinata, più volte, un impiegato aveva rivisto il mio conto e le cose erano proprio così. L’unica cosa che sono riuscita a fare è telefonare a mio padre e chiedergli un aiuto. In attesa che qualcuno mi aiutasse a capire cosa era accaduto, ho preso un giorno al lavoro e me ne sono tornata a casa. Ero esterrefatta, angosciata e sentivo il mondo cadermi addosso. Tutti i miei risparmi di quei lunghi anni erano andati in fumo. Quei soldi che avevo sudato per poter acquistare al più presto la mia prima macchina non c’erano più! Non poteva essere vero.

Cosa era successo??

Quel che è successo veramente è semplice da spiegare:

La sera che avevo deciso di effettuare da sola la ricerca sulla vulnerabilità di Internet Explorer, il sito web in cui ero entrata per leggere le informazioni mi aveva truffata. Nonostante non avessi accettato il download del patch, il sito criminale, sfruttando la vulnerabilità del mio notebook, a mia insaputa, aveva ugualmente installato un programma crimeware piccolo ma potente. Si trattava di un programma di registrazione di battiture.

Questo programma è stato progettato per registrare in modo nascosto tutto quello che io digitavo da quel momento in poi, per inviare, successivamente, tutte le informazioni al proprietario del sito Web. Il programma ha funzionato alla perfezione: ogni sito web da me visitato, ogni mail inviata, veniva trasmessa al criminale informatico.

E, come se non bastasse, tutti i miei dati personali, compresi il nome della mia banca, l’Id utente, la password, le ultime quattro cifre del numero di sicurezza sociale erano stati registrati in tempo reale dal programma, prima che fossero cifrati dalla banca. Una settimana dopo l’accaduto ho scoperto, grazie all’aiuto di mio padre e di persone competenti, che ero stata vittima di un diabolico crimine informatico.

Sono trascorsi 2 mesi dal quel giorno ed io sto cercando di tornare alla mia vita di sempre, grazie all’aiuto degli amici e della mia famiglia che mi hanno sostenuto in questi momenti difficili.

Oggi ho un solo rimprovero da farmi, quello cioè di aver voluto da sola assicurare la  protezione del mio computer.